Salento: I Messapi, popolo fra i due mari. Il Salento e la sua Storia, Cultura e tradizioni in Puglia - Oggi: 25/06/2017

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Salento: I Messapi, popolo fra i due mari


I Messapi
erano gli antichi abitanti del Salento mentre, Peuceti e Dauni, abitavano rispettivamente la terra di Bari e di Foggia. In base a quanto detto prima per Erodono, i Messapi erano di origine cretese-micenea mentre per altre fonti essi nascono da una mescolanza tra cretesi e illiri. Successivamente tenendo conto del fatto che tra le due sponde dell’Adriatico erano molto frequenti i rapporti commerciali e migratori si è supposto che essi erano di origine balcanica. Recentemente è stato dimostrato da varie fonti, tra le quali Polibio ( III,88,4 ), Varrone e Plinio il Vecchio, che l’origine di questa civiltà si inserisce coerentemente nella grande famiglia delle genti iapigie pugliesi di provenienza illirica, cioè da una regione situata a nord dell’attuale Albania.
Inoltre fonti letterarie attribuiscono ai Messapi l’appellativo anche di Pelasgi, e dividono la Messapia in due popoli distinti:  i Calabri, che occupavano la zona centro-orientale adriatica e i Salentini che invece si erano stanziati nella fascia ionica. Da qui deriva la denominazione di Sallentia data alla penisola da Strabone e da Plinio il Vecchio.   


Le maggiori ondate migratorie provenienti dai Balcani, si ebbero attorno all’VIII sec. a.C. quando i rapporti con i Micenei si allentarono a causa dei Dori che invasero la Grecia e soffocarono la civiltà micenea. Ciò assieme ad irruzioni di popolazioni sub-appenniniche, portò una parte degli iapigi a spostarsi nella penisola salentina e ad assumere il nome di Messapi, cioè popolo fra i due mari.
Essi occuparono tutta la triangolare penisola salentina che aveva come vertici Brindisi e Taranto ad est e ovest e S.Maria di Leuca a sud.


Fin dagli inizi, la penisola si adornò di tante piccole città che raggiunsero il periodo di massimo splendore nel VI-V sec a. C., quando si ebbe l’introduzione della scrittura e l’adozione dell’alfabeto greco, l’uso di pratiche religiose, molto simili a quelle ellenistiche, e la trasformazione delle capanne in abitazioni con più vani, con cortile, muri in pietra e copertura in tegole. Sono proprio questi gli elementi che vengono presi in considerazione per giustificare la provenienza di questo popolo dall’Illiria. Per gli storici, infatti, essi, dall’Albania sarebbero arrivati ad Otranto attorno all’anno 1000 a.C . per poi scendere fino a S. Maria di Leuca e risalire fino a Taranto.


In questa civiltà ogni gruppo di insediamenti vicini, non necessariamente doveva essere una città, un microcosmo forse autonomo del popolo delimitato fra le mura, ma unito agli altri in modo ideale dal culto delle comuni divinità che rappresentavano quindi,il trait-d’union tra le varie comunità che mantenevano acceso il “fuoco sacro pubblico”, così come ogni famiglia si curava di tenere acceso il fuoco domestico come simbolo di unità famigliare.
Insieme ai centri messapici, un altro elemento che ben val la pena di considerare per capire meglio questa civiltà, sono le necropoli. Molte di esse sono giunte fino ai nostri giorni in buono stato di conservazione. In genere venivano scavate nei terreni a forma di sarcofagi rettangolari di diversa ampiezza e contenevano oltre ai resti umani di uno o più individui anche armi, ricchi corredi di vasellame in bronzo o ceramica e a volte monete d’argento. Si è scoperto che alcune necropoli sono state utilizzate anche durante il periodo romano o ancora per più componenti di un nucleo famigliare.
 La civiltà messapica era molto sviluppata  rispetto agli altri popoli che abitavano la penisola italica tanto che gli stessi romani ebbero molto da apprendere  quando nel 272 a.C. conquistarono Taranto, Brindisi e tutto il Salento Messapico che fu definitivamente romanizzato nel 90 a.C.
I resti più importanti di questa civiltà sono stati ritrovati nel basso Salento: in effetti tra Lecce e S. Maria di Leuca sono presenti ben 7 centri messapici:

 

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