Salento e Bizantini . Il Salento e la sua Storia, Cultura e tradizioni in Puglia - Oggi: 17/10/2017

italiano Santa Maria di Leucaenglishfrancaisdeutschespanol

Il Salento ed i Bizzantini

 

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 d.C., portò la penisola Italica ad essere oggetto di saccheggi e distruzioni, ad opera delle popolazioni barbare, ma furono le  guerre greco-gotiche del 535-553 , a portare una nuova cultura e nuove tradizioni soprattutto in terra salentina. Queste guerre permisero all’Imperatore  bizantino Giustiniano di vincere sull’ultimo re ostrogoto Tèia e di emanare nel 554 la Pragmatica sanctio pro petitione Vigilii. La Pragmatica sanzione non è altro che un insieme di disposizioni, che Giustiniano emanò su invito di papa Virgilio, relative all’organizzazione dei territori bizantini in Italia.


Nel 540 i Bizantini ebbero la meglio sui Goti soprattutto grazie ad un esercito ben organizzato e all’appoggio dell’aristocrazia romana e della chiesa. Successivamente i Goti si organizzarono nell’Italia settentrionale sotto la guida del generale Totila e da qui ebbe inizio una nuova guerra che si svolse nel Salento soprattutto per la presenza di importanti città portuali come Taranto,Brindisi ed in particolare Otranto che costituivano delle porte aperte per i collegamenti con l’Oriente e che fu posta sotto assedio nel 554.


Durante la dominazione bizantina, le condizioni delle genti salentine non migliorarono, soprattutto in conseguenza del fatto che i dominatori non furono in grado di difenderle dagli attacchi dei longobardi e peggio ancora da quelle dei saraceni. I maggiori centri pugliesi divennero importanti da un punto di vista strategico ma non civile ed economico, dato che la Terra d’Otranto fu considerata solo come estrema periferia dell’occidente imperiale da sfruttare solo da un punto di esattoriale vista.

Brindisi fu privata delle sue mura e i suoi abitanti furono deportati; Lecce fu gradualmente abbandonata e riemerse come città solo nell’XI sec.; l’unico centro ad avere una sorte migliore fu Otranto grazie soprattutto all’importante posizione strategica che rivestiva. Il decadere delle funzioni protettive delle città, la debolezza del potere militare bizantino, la precarietà del vivere fra invasioni e devastazioni, furono fattori principali che contribuirono ad uno spopolamento delle città ed ad un ripopolamento delle campagne che si presentavano  selvagge e trascurate, e con ridotte terre coltivabili. Ritornare ad una vita primitiva e a ripopolare le campagne non era di certo una scelta ma un obbligo per la sopravvivenza dei plebei che ignoravano il commercio e facevano scomparire il risultato del proprio lavoro, artigianale o agricolo, per paura dei continui saccheggi. La campagna rimase l’unica via di salvezza: lì formarono piccoli nuclei sociali, si produceva l’occorrente per vivere e nascevano nuovi legami di parentela.


Anche se particolarmente diffusa nell’epoca preistorica, la vita nella grotta non fu mai abbandonata e fu ripresa proprio in questo periodo. Le grotte furono indispensabili per lo sviluppo della vita sociale tanto che in alcune di esse arrivarono ad abitare anche 400 persone. La grotta al suo interno era dotata di tutto ciò che all’epoca poteva servire: un ampio spazio per il ricovero degli animali, tappeto,cappella, spazio per dormire e per mangiare. Tutto ciò che veniva prodotto serviva per il sostentamento della comunità: infatti ogni famiglia aveva quanto gli bastava per vivere( un deposito di grano, vino e olio), la parte eccedente veniva messa in un grandi depositi che in genere erano situati vicino alle case e che si presentavano come delle “cisterne” che venivano chiuse con dei grossi blocchi di pietre(chianche).


Vivere nelle grotte, diventò connaturato alle abitudini mentali e al tessuto sociale degli indigeni rupestri che quando si valorizzarono i centri urbani e rurali in eoca normanna,sveva e angioina queste popolazioni rimasero sempre legate alle abitudini perpetrate negli habitat rupestri e che andarono declinando solo a partire del XIV-XV sec.


Gli insediamenti rupestri, che nacquero in questo periodo, si svilupparono spesso nei pressi di siti abitati da monaci basiliani così chiamati dal grande vescovo di Cappadocia S. Basilio. La preferenza per la nostra terre si spiega per la vicinanza(appena 90 km dalla grecia); per la plurisecolare conoscenza in Oriente dei nostri luoghi ed infine per la configurazione e per l’aspetto geofisico della Terra d’Otranto, analogo a quello della loro terra di provenienza. I monaci basiliani si stabilirono nel Salento in tre ondate migratorie:

  • nel VII sec. a causa dell’espansione mussulmana che provocò la loro fuga dall’Africa e dalla Siria;

  • nel VIII sec, precisamente nel 725  l’imperatore Leone III emanò un editto con il quale ordinava la distruzione di tutte le immagini sacre dai luoghi pubblici. Ciò porto alla distruzione di molte reliquie, statue e affreschi e alla conseguente fuga dei monaci, custodi di molte icone, nel Salento.

  • nel IX-X sec. i monaci scacciati dai musulmani arrivano in Sicilia .

Con la venuta dei basiliani, le grotte si trasformarono in cripte ricche di affreschi raffiguranti immagini di santi orientali. Qui continuarono a praticare i loro riti e le loro preghiere e influenzarono anche costumi sociali e rapporti umani esistenti nei centri che li accoglievano o nei villaggi rupestri dove condussero una vita arcaica, come quella della gente, in perfetta simbiosi con essa. Il fenomeno rupestre può essere suddiviso in due gruppi:


-le chiese-cripte cioè luoghi di culto delle popolazioni rurali all’origine quasi tutte di rito greco
- villaggi rupestri veri e propri a destinazione civile. Alcuni di essi sono stati identificati a  Montesardo (in località Magorano), Carpignano, Castro, Nardò, Roca, Uggento e Uggiano. Dalla dislocazione dei vari paesi sul territorio, si evince che è la parte ionica della penisola quella maggiormente interessata da questo insediamento formato da più grotte collegate da sentieri o scalinate scavate nella roccia o nel tufo munite di cisterna, tappeti, muniti e zone tombali.  


Le chiese-cripte invece, hanno una planimetria varia: le più antiche hanno una sola navata spesso absidata (quella di S. Antonio Abate a Nardò o della Favana a Veglie), altre hanno una doppia navata con la presenza dell’iconostasi ed altre ancora, più complesse hanno tre navate absidale in base ad un impianto che imita le chiese a pianta centrale. A parte la planimetria un altro aspetto molto interessante  è dato dalla presenza su tutta la superficie dell’invaso di affreschi che rappresentano santi rappresentati ieraticamente simili per secoli. Gli affreschi sono spesso accompagnati da iscrizioni in lingua greca che permettono di conoscere il soggetto, il donante, la data e a volte l’autore.
Le cripte sono abbastanza diffuse nel territorio salentino; eccone un elenco:

    • Andrano cripta anonima nei pressi della cappella dell’Attarico

    • Borgagne, cripta del tappeto vecchio o di S. Nicola, sulla strada per Martano

    • Carpignano Salentino, cripta di SS. Marina e Cristina. La cripta è dotata di due ingressi e di molte decorazioni di cui la più antica è del pittore Teofilato del 959

    • Castrano, cripta del Crocefisso o di S. Costantina

    • Castrignano dei Greci, cripta di S. Onofrio sulla via per Melpignano

    • Galatina, cripta di S. Maria della grotta e cripta di S. Anna

    • Giurdignano,è uno dei territori dove il fenomeno rupestre è molto diffuso. La cripta più importante e meglio conservata e quella di S. Salvatore che ha tre navate absidale, è suddivisa in nove campate sorrette da pilastri e archi e ha l’iconostasi

    • Melendugno, cripta di S. Cristoforo

    • Miggiano, cripta di S.Marina lungo la strada per Taurisano

    • Nardò, cripta di S. Antonio Abate nei pressi della masseria Castelli-Arene, ha una sola navata completamente affrescata

    • Ortelle,cripte della Madonna della Grotta e di S. Vito

    • Otranto, qui gli insediamenti rupestri si trovano tutti al di fuori dell’abitato nella Valle delle Memorie, dell’Idro e in località S.Giovanni sulla strada per i laghi Limini

    • Parabita, cripta di S.Marine e cipta di Cirlicì

    • Poggiardo, cripta di S.Maria

    • Presicce cripta di S:Mauro sulla serra Pozzomauro

    • Ruffano, cripta sotto la chiesa del Carmine

    • Sanarica,ha una cripta anonima sotto la chiesa dell’Assunta

    • S.Cassiano, cripta della Madonna della Consolazione

    • San Dana,cripta di S’Apollonia

    • Sant’Eufemia, cripta della Madonna del Gonfalone

    • Sternatia, cripta di S. Pietro e cripta di S.Sebastiano

    • Supersano, cripta della Coelimanna

    • Surano, cripta di S.Rocco

    • Ugento, cripta del Crocefisso, in campagna in direzione Casaranbo-Melissano

    • Uggiano la Chiesacripta si S.Solomo o S. Elena

    • Vaste,cripta di SS. Stefani

    • Veglie, cripta della Favana

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