Dopo l’anno 1000, il Salento, nonostante la mutata politica riuscì a fare dei passi avanti, cercando anche di sfruttare la sua posizione geografica privilegiata di ponte fra Oriente ed Occidente.
Quando nel 1266 Carlo I D’Angiò conquistò il regno do Napoli, non apportò modifiche sostanziali di natura amministrativa e istituzionale allo stato se non il passaggio della capitale dalla Sicilia a Napoli.
Ma Carlo I, trasferì in Italia anche la mentalità di un feudalesimo antico, tipico della Provenza,sua terra d’origine, fondato sulle responsabilità personali che sulle leggi. Egli cercò sia di accontentare i militri francesi, che gli avevano permesso di vincere contro gli Svevi, sostituendoli ai vecchi funzionari ghibellini sia di accontentare i nuovi nobili italiani di parte guelfa. Fu così che molti militi francesi con le loro famiglie si stanziarono nel Salento, è il caso Gerardo De Yvort a cui toccò il feudo di Alessano, di Giovanni Du Til a cui toccò il feudo di Matino e Tuglie o del nobile Ugo Di Brienne a cui toccò Lecce. Mentre le famiglie di nuova istituzione nobiliare, a cui la monarchia accordava terre e privilegi appartenenti agli avversari politici erano quelle dei Gentile, dei Ripalta, degli Scorrano, dei Da Matino ed altre ancora. Nonostante ciò il regno di Carlo D’Angiò e di suo figlio Carlo II, non godette di larghi consensi. Notevoli e frequenti erano le ribellioni della popolazione anche nella penisola salentina: Brindisi, Lecce, Oria, Monopoli, Otranto e infine Gallipoli che divenne la roccaforte della maggiore resistenza sveva e cedette solo dopo due anni di assedio posto dalla terra e dal mare nel maggio del 1269.
Il passaggio della penisola salentina, dalla corte angioina a quella aragonese, nel 1442, fu possibile in seguito ad una serie di intrighi dinastici e soprattutto all’aiuto militare del principe di Taranto, Giovanni Antonio Del Balzo Orsini. Il salento, in questo periodo fu oggetto di una lunga serie di saccheggi e distruzioni provenienti soprattutto dal mare: le cronache del tempo testimoniano il terrore suscitato dai Saraceni su tutto il territorio, raccolti distrutti, migliaia di giovani catturati e venduti come schiavi e saccheggi e rapine per terra e per mare. Nel 1453 con la caduta di Costantinopoli, i Saraceni alle azioni di piateria accompagnano tentativi di conquista territoriale. E’ proprio in questo periodo, precisamente il 12 luglio 1480 che avviene il saccheggio di Otranto e lo sterminio di 800 idruntini, decapitati per essersi rifiutati di abbracciare la fede islamica.
Nel XVI sec., con l’avvento di Carlo V d’Asburgo, si apre un periodo di grande splendore per tutto il Mezzogiorno e quindi anche per il Salento. Per cercare di scoraggiare e combattere le scorrerie di Saraceni, egli fa costruire sia numerose Torri costiere di avvistamento, ancor oggi sparse sulle coste Salentine, sia numerose masserie, sparse nell’entroterra e dotate di torri di avvistamento, sia castelli e case-torri. Nel corso del 1600, Lecce inizia a popolarsi delle prime opere e ville in stile barocco e inizia ad attrarre nobili e studiosi provenienti da ogni parte d’Italia.
Nel XVIII sec., e fino al 1738, la Puglia, fu temporaneamente occupata dagli austriaci per poi ritornare in mani Borboniche fino al 1860, anno in cui cessò di esistere il Regno delle Due Sicilie e iniziò il processo di unificazione italiana. Da questo momento in poi, la storia del Salento andrà a coincidere con quella del resto d’Italia.
Simone Melissano - fografia del Salento
simone melissano
"per me esiste una continuità. le immagini antiche, il passaggio del tempo, la trasformazione di tutto quel che ci circonda, è ...
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