Salento: Dolmen, menhir e Specchie. Il Salento e la sua Storia, Cultura e tradizioni in Puglia - Oggi: 25/06/2017

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Salento: Dolmen, menhir e Specchie

 

Rappresentano tre tipi di monumenti, caratteristici per la loro struttura che, sebbene rozza  e senza la presenza di iscrizioni, testimoniano gli albori dell’antichissima civiltà mediterranea nel Salento. Opere dello stesso genere sono state ritrovate solo in Bretagna, Inghilterra, Belgio e Cornovaglia.


Le Specchiesono grandi cumuli di pietre larghi 10-15 mt e alti fino a 10 metri che in genere hanno uno sviluppo conico a base circolare e sono sopraelevate rispetto al piano circostante. Queste ultime sono situate soprattutto nelle zone costiere ed in zone sopraelevate in modo tale da tenere sotto controllo il  mare. Secondo alcuni paletnologi esse erano antiche e grandi costruzioni ad uso di abitazioni fatte pietra su pietra senza l’uso di cemento come i trulli sparsi nella provincia di Lecce e di Bari. Per altri invece rappresentano o avanzi di costruzioni fatte dall’uomo primitivi per difendersi dal nemico oppure tumuli onorari simili a quelli descritti da Omero, Virgilio e quindi  conformi alla grave mora che secondo Dante coprì il corpo di Manfredi. Da alcune ricerche fatte dal 1928 al 1934 da Cesare Teofilato, la Specchia di Castelluzzo, situata nella campagna di Francavilla Fontana, mostrò un’architettura difensiva molto chiara  e tracce di celle funerarie e frammenti di terracotta. Tutto ciò portò lo studioso ad affermare che molto probabilmente quella Specchia era un sepolcro di origine messapica. Ulteriori ricerche condotte nel 1941 dalla Soprintendenza alle Antichità della regione Puglia, permisero, a Ciro Drago, di distinguere le Specchie in, Grandi Specchie, che erano presenti solo nel Salento, e che data la loro localizzazione, prevalentemente sulle coste, e data la loro costruzione su zone sopraelevate nei pressi di zone costiere, avevano la funzione di difendere le zone circostanti;


Piccole Specchie, presenti in tutta la Japigia, risalenti all’età del ferro, e che avevano al loro interno una cella centrale che ricordava i Dolmen, in quanto formata da grosse lastre situate di taglio con una piccola porta rivolta ad oriente ed un piccolo dromos. Vicino Martano è presente la Specchia dei Mori che, da un’altura, domina la pianura, la quale si estende fino a 15 km e nelle cui vicinanze passa l’antica via romana Traiano-Calabra che collegava Otranto a Brindisi.
Purtroppo ancor oggi molte specchie sono oggetto di distruzione. Da una ricerca fatta, a cavallo del 1900, da C. De Giorgi, allora se ne contavano circa una trentina. Se è vero che molte sono sopravvissute, è però altrettanto vero che di molte altre sono rimasti solo i nomi derivati dalle dominazioni delle contrade intorno.


 I Dolmensono piccole camere rettangolari formati da otto o anche più pilastri monolitici che poggiano sulla roccia quasi affiorante e sorreggono un lastrone di copertura. I dolmen sono grezzi, non presentano incisioni  e possono raggiungere un’altezza massima di un metro e mezzo dal suolo. Le  pietre che permettono di creare le pareti laterali del dolmen ed il lastrone superiore sono simili a quella sulla quale essi sorgono. Ciò fa pensare che il materiale utilizzato per la costruzione fu preso nelle immediate vicinanze. Molti sostengono che, i dolmen attuali, un tempo fossero preceduti da una doppia fila di lastre sempre ellittiche, piantate di taglio e disposte a corridoio (dromos). Tuttavia, ciò non è visibile in  quasi nessuno dei dolmen presenti nel Salento. Altri autori hanno affermato che, forse, un tempo essi erano ricoperti dalla terra che col tempo è stata portata via dalle acque piovane lasciando così a nudo la sola cella funeraria. I dolmen salentini più interessanti, sono 7, e sono stati scoperti fra il 1893 e il 1910 nelle campagne di Giurdignano vicino Otranto. Altri dolmen sono presenti nei pressi di Minervino, Castro, Melendugno e Taranto.


I menhir, invece, sono costituiti da una sola pietra a forma di parallelepipedo a base rettangolare, abbastanza squadrata ed incastrata nel suolo o quasi sempre nella roccia. I menhir salentini, la cui caratteristica principale è data dal fatto che  le loro facce più larghe sono orientate da nord a sud,
 in genere hanno un’altezza di 4 metri  e sono molto simili a quelli presenti in Cornovaglia,in Inghilterra, nelle Baleari e nel territorio Barese e Sardo. Per molti studiosi i menhir avevano un significato religioso che però venne mutato con l’avvento del Cristianesimo. In effetti, chi sostiene questa tesi afferma che la Chiesa cercò in ogni modo di distruggere la litolatria e non riuscendoci cercò di cristianizzare questi antichi segni del culto pagano imponendo di scolpire delle croci sulle loro pareti. Fu così che vennero trasformati in Osanna e divennero dei luoghi di culto ai quali i credenti e i sacerdoti vi si recavano in processione per invocare le Grazie del Cielo. L'unico menhir che ancor può essere visibile nel Capo di Leuca, è quello situato in Giuliano, piccola frazione di Castrignano del Capo. Questo menhir ha la forma di un fungo con il capo allungato, è alto 2 mt ed è di carparo giallastro.


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