Santa Maria di Leuca Storia, Cultura e tradizioni nel Salento in Puglia - Oggi: 17/05/2008

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Santa Maria di leuca

Santa Maria di Leuca Storia e Cultura

 

- Cascata Monumentale Santa Maria di Leuca

- Le spiagge di Santa Maria di Leuca

- Porto Turistico Santa Maria di Leuca

- Le Grotte di Santa Maria di Leuca

- Il Faro di Santa Maria di Leuca

- Croce Petrina e Santuario di Leuca

- Epoche e Fondatori di Leuca

- Il Nome di Leuca e la sua storia

- Le Origini di Leuca

- Leuca Piccola Barbarano del Capo

 

Santa Maria di Leuca

“Da quel che la storia testimonia, attraverso i suoi documenti e monumenti,
leggende e tradizioni, Leuca, sinonimo di luce, ridente promontorio dalle fattezze accattivanti,
è stata terra di pagani: nella mitologia greca, un dio volle bearsi della sua bellezza, volgendone l’estrema punta a est. Giaciglio ultimo di Leucasia, la sirena vinta da Ulisse le Leuca ed il suo nome diede origine.Leuca ed il suo nome
Terra di conflitti, ambita, dai messapi ai saraceni…
Terra di conversione prima: alla vista di S. Pietro, il tempio dedicato a Minerva, ora Basilica della SS. Vergine Maria, si frantumò su sé stesso; e di Fede poi: meta di pellegrini da ogni dove…

Testimone di civiltà che tanto hanno lasciato, nel bene e nel male; passaggio obbligato di una parte significativa della storia del mondo, Leuca è la storia…
Una storia lontana ma incredibilmente vicina, da toccare, da respirare, da ammirare, da vivere…
una storia passata ma presente, perché si rigenera e si riscrive giorno dopo giorno attraverso il contributo unico e irripetibile delle innumerevoli storie umane che si intrecciano…
il contributo del viandante: irrinunciabile tassello di un mosaico sempre più grande,
dai mille colori e sfumature sempre cangianti, che si mescolano a un capolavoro di natura,
che ti abbraccia dall’alba al tramonto, nell’incalzante agire del Sole, del mare, del vento,
di intensi profumi e realtà di senso, di percezioni e reminiscenze; per poi quietarsi nella sublime
e fuggevole coscienza cenestesica... armonia del corpo e della mente.

Leuca…
Terra di conquista o di transito:
che lo sia stata o che lo sia oggi, Leuca sarà sempre Leuca: mistica meta di genti d’ogni luogo…
terra da scoprire!”

G. Lecc

 

- Luigi Tasselli, Antichita’ di Leuca -
“ Ho inteso da persone molto erudite che Montesardo era Città antichissima, e si chiamava da tutti col nome Ananduso, o in lingua messapica Vetuso, e che quando arrivarono i Mori nella Salentina, i Primari di Montesardo mandarono tutto l’oro che avevano in Vereto, Città in quei tempi fortissima, acciò ivi meglio si custodisse: perlochè i Veretini, così l’oro proprio come di Montesardo, scavando una fossa, lo sotterrarono. Ma spianata dai Mori Vereto, e rovinata tutta la Puglia da questi Barbari, avevano sempre in proverbio le genti: “L’oro di Ananduso dentro Vereto sta chiuso”.

Cesare Daquino: dal libro “I Messapi e Vereto”:

“Sull’antica collina di Vereto è terra bruciata; quel che resta è lì, coperto dalla terra rossa, è l’oro di Ananduso di cui favoleggiava il Tasselli, le memorie di un passato glorioso e scampate per un intero millennio al tempo e all’uomo; è ciò che la Terra nasconde a Vereto come a Vaste, Alezio, Ugento ed in tanti altri luoghi sepolti della storia antica. L’oro di Ananduso è il manoscritto trovato tra le rovine di Vereto, di cui parlava il Tasselli richiamando una precedente testimonianza del Ferrari su Giuliano.
Quell’oro è il patrimonio di storia e di favola giunto superstite fino al presente, è un passato che sta ancora tutto davanti a noi”.

Luigi Tasselli, padre Cappuccino di Casarano,
Antichità di Leuca, 1696:

“Io non saprei mai al Mondo divisarvi con parole in quanti errori ed enormità precipitate stavano Leuca e Vereto prima della venuta di Cristo, poichè non contenti li Demoni di averli imbrogliati nei pessimi vizi di rapine, di furti, di omicidi, usure, e della rovinosa idolatria, si risolvettero tutti in vanissime vanità; e gli uomini si adornavano con vesti troppo lascive, le femmine -perso in loro ogni vergognoso rossore- trescavano con incentivi troppo sollecitanti: una società senza dio, senza ragione, senza rossore: Iddio non possette più tollerare invendicate tante prave scelleraggini di questi Veretini e Leuchesi, ed ecco che, presi nelle mani i fulmini, fulminò con saette di fuoco tutti quasi gli abitanti di questa Provincia, ed in specie Vereto e Leuca, sì che, come i cittadini di Sodoma dal fuoco furono bruciati e tra le ceneri si piansero miseramente sepolti”.
Erodoto, storico greco del V sec. a.C.

Storie, Libro VII. paragrafo 170:

“Dopo un certo tempo i Cretesi, per volere degli dei, passarono in Sicilia.
Mentre navigavano lungo la Iapigia, sorpresi da una grande tempesta, furono gettati in terra, essendosi fracassate le navi. Fermatisi lì, fondarono la città di Iria e, cambiato nome, invece di Cretesi divennero Iapigi-Messapi, e invece di isolani furono abitatori di Terraferma. Partiti dalla Città di Iria, ne abitarono altre”.

Strabone, storico greco vissuto anche a Roma al tempo dell’imperatore Augusto.

Geografia, Libro VI, paragrafo 281:

“Nella Messapia un tempo ha vissuto una polazione molto numerosa: Vi si potevano contare 13 città, le quali, però, ad eccezione di Taranto e Brindisi, oggi non sono altro che piccole città, tanto hanno sofferto a causa della guerra ed hanno perduto la loro importanza: Da Taranto a Brindisi il periplo intorno al Capo Iapigio richiede un tragitto di 60 stadi fino alla città di chiamata oggigiorno Vereto. Essa è situata nella punta estrema del territorio dei Salentini”.

CESARE DAQUINO: DAL LIBRO “ I MESSAPI E VERETO”

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