Il Natale a Gagliano del Capo, tra gli antichi mestieri

 La Parrocchia San Rocco Confessore di Gagliano del Capo festeggerà il Santo Natale con una serie di iniziative che coinvolgeranno piccoli e grandi. Ad impreziosire la Chiesa parrocchiale di San Rocco, ci sarà anche per il 2012 il presepe artistico degli antichi mestieri del Basso Salento.
Se un salentino vissuto cento anni fa ritornasse a vivere nella sua terra, rimarrebbe sbalordito nel non ritrovare più abitudini, tradizioni, feste, folklore, mestieri che non esistono più. Ci sono infatti mestieri scomparsi come quello di lu Mpagghiasegge, lu Uttaru, lu Cchiappacani, la Filatrice: l’evoluzione dei tempi trasforma, modifica, modernizza.
Ma in un presepe, certi antichi mestieri possono ancora rivivere, e così accade a Gagliano del Capo, dove, a fronte di artigiani che sono stati costretti a chiudere bottega, sono sorte attività nuove, più funzionali, più adeguate, più corrispondenti ai tempi.
Nella toponomastica di Gagliano, sono rimasti diversi nomi di strade, vicoli, vicoletti, piazzette, che ricordano antichi mestieri che conservano un profumo d’antico, come Via dei Bottari, Via dei Tinellari, via degli Stagnini.

 
 

 

Il presepe allestito nella Parrocchia di San Rocco Confessore, apartire dal 6 Dicembre 2012,  riprodurrà la classica stalla salentina anche con gli antichi arnesi: lu farnaru, la foce, la furceddha, testimoni di quella cultura contadina che condivide con Santo Natale l’amore per la famiglia, il gusto della semplicità, il valore del tempo.

Per esempio il lavoro “te lu stagninu” nel passato ha avuto una grande importanza: con il suo lavoro e con la vasta produzione di oggetti riusciva a soddisfare tanti bisogni, come quello di portare l’acqua piovana realizzando delle grondaie e dei pluviali; oppure riparava le pentole, i tegami, i secchi.
Anche l’acquaiuolo in Salento si vedeva spesso: col carretto trainato da un asino,vendeva acqua contenuta in damigianelle poggiate in delle ceste di vimini, e la gente si affacciava calando il caratteristico paniere contenente qualche spicciolo ed una fiaschetta da riempire.  Lu Conzalimmure e Giustacofane girava con un trapano a mano fatto di legno, e filo di ferro non molto grosso: aggiustava vasi in terracotta, capasuni, limmi, mobili.
Caratteristico è il personaggio del Cantastorie, che faceva conoscere al grosso pubblico fatti di grossa rilevanza, girando per le piazze, i mercati, le fiere dei paesie raccontando imprese lontane nel tempo e leggendarie, fatti veramente accaduti o rivitalizzati con le aggiunte fantasiose.
Lu Cutimaru è colui che lavora creta e argilla: uno dei settori più tipici dell’artigianato salentino è quello dei figuli, dei vasai, un mestiere che risale ad oltre 20 secoli prima di Cristo.
Da non dimenticare li uttari gallipolini, che costruivano recipienti per il vino: il legno più adatto per meglio conservare sia l’aroma che il colore era il rovere o il castagno.
Il cestaio fabbricava a mano di tutti gli oggetti fatti di solito con giunchi delle paludi salentine: ceste di vario genere, “le panare”, “le canisce”, “la nassa” per i pescatori.

E nel presepe di Gagliano si potranno trovare tanti altri mestieri antichi: lu Vetturinu, lu Quarnamintaru, lu Cazzafricci, lu Scarpar, lu Trainier, lu Banditore, lu Zuccature, lu Ferracavalli.
Sarà come fare un viaggio fra quelli che un tempo erano gli antichi mestieri praticati in questa zona, e che oggi con l’evoluzione della tecnologia stanno scomparendo o non sono più praticati.

 

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