La leggenda di San Michele a Patù

Dall’analisi storica della Magna Grecia, ovvero, di quella parte meridionale della penisola italiana che fu costellata di colonie greche, dallo Jonio al Tirreno tra l’VIII e il VII secolo a.C., si ricava la matrice più importante della popolazione salentina. Non si può ignorare la conoscenza della meravigliosa civiltà apportata dai coloni greci che fecero del Basso Salento attivissimo e massimo centro d’arte, di religione, di idee e di pensiero. Essa raggiunse uno splendore mai conosciuto e giustamente fu chiamata Magna Grecia, quasi a significare il maggior livello di civiltà raggiunto rispetto alla madre patria, nel campo dell’arte e del sapere.
La riscoperta delle origini, molto sentita dai pugliesi, e con essa la cultura, le tradizioni, i costumi, che si sono tramandati nel tempo mediante le diverse dominazioni che si sono succedute, l’individuazione dei percorsi culturali, sociali ed economici, politici ed istituzionali, sono utili per comprendere la propria identità, per cogliere le differenze tra ieri ed oggi, la diversa consapevolezza del proprio essere.

A soli 9 chilometri da Santa Maria di Leuca, sorge l’incantevole Patù, ridente cittadina del Basso Salento sita nel cuore dell’antica Magna Grecia, che offre una grande varietà di paesaggi: campagne con vigneti e oliveti, spiagge, laghi, grotte.
Una delle cose più importanti da vedere a Patù è senz’altro l’area archeologica delle “Centopietre”: si trova nel centro di Patù, dove la leggenda si mescola alla storia; all’epoca degli attacchi saraceni fu mandato un tal Cavaliere Geminiano nella piana di Campo Re dove ora è costruita Patù e dove si erano accampati i Saraceni, ma ne seguì una violenta battaglia: i Cristiani vinsero la battaglia e il corpo del povero cavaliere venne recuperato.
La Centopietre venne costruita allora come tomba, un monumento funebre in onore di Geminiano; la costruzione fu eseguita utilizzando materiale proveniente dall’antica Vereto Messapica, è costruita infatti con una serie di grossi monoliti, si dice 100  lastroni di pietra che diedero il nome alla costruzione.
Un grande senso di religiosità accompagna da sempre, dunque, gli abitanti di Patù e senza dubbio anche la Chiesa romanica di San Giovanni, e i resti del castello  del XVI secolo di Patù, sono affascinanti; ma l’antica chiesa parrocchiale di Patù eretta nel 1564 su progetto dell’architetto neretino, Francesco Centolanze, è sicuramente l’opera architettonica più importante.
E’ intitolata al protettore di Patù, San Michele Arcangelo.

Il 29 settembre a Patù si festeggia San Michele. Molti associano questa ricorrenza con l’equinozio d’autunno. Le giornate si accorciano, la luce scarseggia e a San Michele si chiede di proteggere la popolazione dalle tenebre.
Numerose persone si affollano in preghiera innanzi a uno dei quattro altari laterali, quello  dedicato a S. Michele Arcangelo, e al termne delle sacre celebrazioni religiose, la statua lignea di San Michele, posta alla destra dell’Altare Maggiore, viene portata in processione.

All’ombra del maestoso campanile di forma quadrata, mentre a festa suonano le 5 campane, verranno sparati i fuochi pirotecnici:  la campana più antica, risalente al 1752 conserva le immagini di San Michele a cavallo mentre trafigge il drago con la lancia; la più recente del 1991 è impreziosita dallo stemma di Patù e ancora una volta dalle immagini di S. Michele e di S. Giovanni Battista.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli molte volte, soprattutto sul Gargano, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è cittadina pugliese che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.

Numerose sono le leggende che a Patù aleggiano attorno alla figura di San Michele: si narra che, cacciato dal Paradiso da San Michele, Satana cadde sulla terra e finì in un cespuglio di mirtilli, che maledì. Per questo, dal 29 settembre in poi, si dice che i mirtilli non siano più buoni.
Ma senza dubbio, la leggenda del drago appare quella più suggestiva: a Selem in un lago abitava un drago che uccideva chiunque incontrasse; per placare la sua ferocia, gli abitanti della città gli offrivano  delle pecore. Quando non ci furono più pecore, furono costretti ad offrire al drago, ogni giorno, un giovane estratto a sorte. Un giorno fu estratta la figlia del re. In quel momento arrivò San Giorgio, un giovane e valoroso cavaliere, che decise di salvare la principessa. Stremato dal combattimento, invocò San Michele Arcangelo, il quale diede a San Giorgio la sua spada per uccidere il drago.

La pietà popolare a Patù, a partire dal Medioevo, ha dato largo spazio alle processioni votive, che nell’età barocca hanno raggiunto l’apogeo: per onorare San Michele ne viene portata processionalmente la statua per le vie della città.
In questa forma genuina la processione è una manifestazione di fede del popolo, avente connotati culturali capaci di risvegliare il sentimento religioso dei fedeli, perchè non appare mai come mero spettacolo o parata puramente folkloristica.

 

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